Azienda Agricola Ca' Ferrari

Il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano

Nel cuore dell'Italia centrale, in una zona ad alta vocazione agricola.

Tramonto sui monti dell'Appennino

È l'ultimo nato tra i parchi nazionali italiani. Per tre quarti in Emilia Romagna e per un quarto in Toscana, il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano raccoglie in un'unica grande area protetta il Parco Regionale del Gigante, parte del Parco Regionale dell'Alta Val Parma e Cedra, in Emilia-Romagna, e aree della Lunigiana e della Garfagnana che vantano alcune fra le cime più alte della dorsale appenninica settentrionale.

Ricco di foreste, alle faggete si alternano nuclei spontanei di abete bianco e conifere. Di recentissima istituzione, non ha ancora un organismo direttivo; per informazioni è possibile rivolgersi alla sede del Parco del Gigante (www.parcogigante.it).

Carta d'identità gastronomica del Parco

Solcato da tracciati storici millenari (i passi delle Radici, di Praderena, del Cerreto, del Lagastrello) e denso di architetture tradizionali (teggie, metati, carbonaie, mulini, antiche dimore contadine di montagna), il parco coniuga felicemente due termini apparentemente antitetici, uomo e natura.

Come ovunque sull'Appennino, la presenza umana si è retta per secoli sullo sfruttamento delle risorse del bosco (legna, cereali minori, castagne, funghi, piccoli frutti) e sulla trasformazione casearia.

Il formaggio più tipico è il Parmigiano Reggiano (particolarmente pregiato quello fatto con latte di vacche Rosse), ma c'è anche una produzione rilevante di pecorini, disseminata in piccoli caseifici e venduta dopo breve stagionatura.

Il più semplice dei prodotti da forno è il pane rotondo di Civago, frazione di Villa Minozzo e base di partenza per le escursioni ai boschi dell'Abetina Reale e, sul lato toscano, il pane di Signano, piccola frazione di Fivizzano, poco salato come è tradizione nei piani toscani. Accompagnano formaggi e salumi vari altri pani conditi con lo strutto, come le focaccette chiamate in dialetto gnocc, chezzi, strie.

La polenta, fritta, distesa sul tavolo e poco condita e i cazzagai (cioè polenta al profumo di soffritto), oppure fumante, accompagnata a ricotta, formaggio, salsicciotti, era il piatto unico della famiglia contadina di questa parte dell'Appennino.

È stata richiesta di recente l'IGP per lo scarpazzone (detto impropriamente erbazzone), torta salata con un ripieno di bietole o spinaci, cipollotti, lardo e Parmigiano Reggiano, incassato in una pasta sottile e cotto al forno.